Ho visitato l’Africa con tutti i possibili mezzi di locomozione. Mi mancava il treno e in questo viaggio ho voluto rimediare alla lacuna.

Così, mio marito e io abbiamo prenotato una cabina sul Rovos Rail, per un viaggio di tre giorni che ci ha portati da Durban a Pretoria, con qualche tappa intermedia per un paio di safari e altre amenità.

Il “Pride of Africa” è un treno speciale – tra i più belli del mondo, dicono – che ricorda molto l’Orient Express di Agatha Christie.
Non c’era Poirot, però (perdonatemi la cacofonia). O meglio, avrebbe dovuto esserci, mi hanno detto, ma quando ha saputo della presenza di Bonelli – che io mi ero portata dietro per sicurezza – è ridisceso in fretta.

E non c’è stato nessun omicidio.
Un cadavere l’abbiamo visto, per la verità, mentre il treno sfrecciava alla velocità supersonica di quaranta chilometri all’ora, proprio come in “Assassinio sul treno” della nostra Agatha.
La vittima era un impala, che giaceva senza vita a circa duecento metri dal nostro finestrino, e io su quel caso ci avrei scritto volentieri un romanzo o quantomeno un racconto, ma Bonelli lo ha risolto a colpo d’occhio, privandomi brutalmente di un intreccio.

Gli assassini – sì, al plurale, come in “Assassinio sull’Orient Express” – erano due: due ghepardi, che ancora si attardavano sul luogo del delitto. Prove indiziarie, è vero, perché l’impala era già morto, ma l’intuito di Bonelli vale più di una flagranza di reato.
Il movente? Facile. Al contrario dell’Homo Sapiens, che uccide per vendetta, odio, denaro, gli animali uccidono sempre e soltanto per sfamarsi e sopravvivere e il loro movente può essere considerato legittima difesa.
Un delitto crudele: quel tenerissimo impala non meritava certo di morire, ma la dura legge della savana lo assolve e così abbiamo fatto noi, Bonelli incluso.

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